La progettazione di una struttura per un tetto piano in lamiera non si limita a posare lamiere nervate su travi. Il dimensionamento implica la conformità alle norme DTU, la durata dell’impermeabilizzazione e, prima di tutto, la validità della garanzia decennale. Qui di seguito dettagliamo i punti tecnici che la maggior parte delle guide di posa tralascia.
DTU 40.35 e DTU 43.3: il quadro normativo che condiziona la garanzia decennale
Un tetto piano in lamiera rientra in due documenti tecnici unificati distinti a seconda della funzione della lamiera. Il NF DTU 40.35 regola le coperture in lamiere nervate: stabilisce le pendenze minime in base all’altezza della nervatura e impone disposizioni anti-condensa nella parete.
Quando la lamiera funge da elemento portante per una terrazza (con complesso di impermeabilizzazione applicato), si applica il NF DTU 43.3, integrato dal quaderno CSTB 3537-V2. Questo riferimento copre i locali con umidità da bassa a alta e dettaglia le restrizioni di fissaggio della lamiera sulla struttura.
Il mancato rispetto di uno qualsiasi di questi DTU può comportare la decadenza della garanzia decennale dell’artigiano e il rifiuto di copertura da parte dell’assicuratore in caso di sinistro. Raccomandiamo di verificare, prima della firma del preventivo, che il lotto struttura-copertura menzioni esplicitamente i DTU citati.
Per approfondire la lettura di uno schema di struttura per tetto piano in lamiera, è importante tenere a mente che ogni misura del piano (distanza tra le travi, sbalzo, pendenza) deriva direttamente da questi requisiti normativi.

Dimensionamento delle travi e distanza: i parametri di calcolo di una struttura per tetto piano
La struttura di un tetto piano si basa su travi, generalmente in legno (travi lamellari) o in acciaio (IPE, HEA). La scelta del materiale dipende dalla luce libera e dai carichi da sopportare.
Carichi permanenti e carichi climatici
La struttura deve sostenere il peso proprio della lamiera, dell’isolante, del complesso di impermeabilizzazione e, se del caso, di una vegetazione o di un pavimento accessibile. A questo si aggiungono i carichi climatici: neve (variabile a seconda della zona geografica e dell’altitudine) e vento (pressione e depressione).
La distanza tra le travi determina la resistenza globale del piano di copertura. Una distanza troppo ampia provoca un’eccessiva flessione della lamiera sotto carico, fonte di ristagno d’acqua e affaticamento meccanico dei fissaggi. Le tabelle fornite dai produttori di lamiere nervate indicano la distanza massima ammissibile in base al profilo scelto, allo spessore della lamiera e al carico applicato.
Pendenza minima e drenaggio delle acque piovane
Un tetto definito “piano” non è mai orizzontale. La pendenza minima comunemente adottata si colloca tra il 2 e il 5%, creata o dalla geometria della struttura (travi di altezze decrescenti), o da cunei di pendenza applicati. Una pendenza insufficiente favorisce il ristagno, accelera il degrado dell’impermeabilizzazione e esce dal quadro dei DTU.
Fissaggio della lamiera su struttura in legno o acciaio
Il collegamento tra la lamiera e la struttura portante condiziona la resistenza al vento e la durabilità della copertura. Esistono due configurazioni principali.
- Su struttura in legno (travi in lamellare o massiccio), il fissaggio avviene tramite viti autofilettanti con rondella di tenuta in EPDM, avvitate in cima alla nervatura per i tetti accessibili o in fondo alla nervatura secondo il DTU applicabile.
- Su struttura in acciaio (travi IPE/HEA), viti autofilettanti a alette perforano la base del profilo. La coppia di serraggio deve essere controllata per non schiacciare la rondella di tenuta né deformare la lamiera.
- In entrambi i casi, il numero di fissaggi per metro quadrato aumenta ai bordi e agli angoli del tetto, zone soggette alle depressioni di vento più forti. I piani di calcolo forniti dal produttore specificano questa densità rinforzata.
Un fissaggio sottodimensionato ai bordi è la principale causa di strappo della lamiera durante le tempeste. Osserviamo regolarmente sinistri legati a un calcolo non conforme alle zone di vento definite dagli Eurocodici.

Isolamento e barriera al vapore: evitare la condensa sotto la lamiera
La lamiera è un materiale impermeabile al vapore acqueo. Senza un dispositivo adeguato, il vapore prodotto dall’attività interna migra verso la superficie fredda della lamiera e si condensa. Questo fenomeno degrada l’isolante, corrode i fissaggi e genera macchie visibili.
La soluzione consiste nell’installazione di un barriera al vapore continua lato caldo, sotto l’isolante. Il Sd (spessore di diffusione equivalente) della barriera al vapore deve essere adattato all’umidità del locale. Per un locale ad alta umidità (cucina collettiva, piscina), è richiesta una barriera al vapore metallica.
L’isolante stesso, posato tra le travi o sopra la lamiera in configurazione “tetto caldo”, partecipa al controllo del punto di rugiada. In un tetto caldo, l’isolante è posizionato sopra la lamiera portante, coperto dalla membrana di impermeabilizzazione. Questa configurazione elimina i ponti termici in corrispondenza delle travi e semplifica la continuità della barriera al vapore.
- Tetto freddo (isolante sotto la lamiera): ventilazione obbligatoria della lama d’aria tra isolante e lamiera, adatta per edifici non riscaldati o a bassa umidità.
- Tetto caldo (isolante sopra la lamiera): soluzione privilegiata per locali abitati, conforme al DTU 43.3 con elemento portante in lamiera d’acciaio nervata.
- Tetto rovesciato (isolante sopra l’impermeabilizzazione): poco comune in lamiera, riservato a casi specifici di tetti accessibili con protezione pesante.
Sicurezza in copertura e linea di vita: un obbligo spesso trascurato
Qualsiasi tetto piano accessibile per manutenzione (pulizia delle evacuazioni, manutenzione dell’impermeabilizzazione) deve integrare dispositivi anti-caduta. La normativa impone parapetti perimetrali o, in mancanza, linee di vita conformi alla norma EN 795 fissate nella struttura portante.
I punti di ancoraggio non si fissano solo nella lamiera: attraversano la lamiera e si bullonano sulle travi o su piastre saldate alla struttura metallica. Questo dettaglio deve figurare nello schema di struttura fin dalla fase di progettazione, poiché un’aggiunta successiva comporta forature che compromettono l’impermeabilizzazione.
La struttura di un tetto piano in lamiera deve essere concepita come un sistema completo, dalla barriera al vapore fino alla linea di vita. Ogni strato dipende dal precedente, e il dimensionamento della struttura portante condiziona la conformità dell’insieme. Uno schema dettagliato, convalidato da un ufficio di studi, rimane il miglior strumento per coordinare i lotti e garantire la garanzia decennale.



